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Pubblicato da Claudio | 07/03/2011 14/03/2011 | 1 | 1163

A Johannesburg per lavoro

Località visitate:

Johannesburg (Sud Africa)


Mezzi di trasporto:


Racconto del viaggio

Si parte per Johannesburg per partecipare a una fiera, la città è la più popolosa del Sudafrica, e la seconda dell'intera Africa sub-sahariana e si trova su un altipiano all'altezza di 1.753 metri. Spesso dai suoi abitanti è anche chiamata con il soprannome abbreviato di Jo'burg o Jozi o eGoli. "eGoli" in zulu significa luogo d'oro e riflette la storia di Johannesburg dei primi anni come paese minerario. Per andate in Sud Africa dall’Italia non serve nessun visto. Prenotiamo il volo più conveniente tramite agenzia con andata con Swiss e ritorno con Lufthansa sempre su Milano Malpensa. Purtroppo da Milano non esistono voli diretti per Johannesburg. Si parte il 7 Marzo nel tardo pomeriggio per Zurigo dove rimaniamo un paio d’ore per poi ripartire alle 22.45. Il volo sull’Airbus 340 della Swiss è regolare e arriviamo in orario all’aeroporto OR Tambo International. Per il trasporto in albergo mi aggrego a due amiche che espongono che avevano prenotato una macchina e che mi offrono gentilmente un passaggio. Per l’hotel le zone più turistiche della città e quindi più sicure sono Rosebank e Sandton dove ci sono tutti i principali hotel. Alla fine ho optato per il Crowne Plaza – The Rosebank, recentemente ristrutturato per i mondiali, con colazione inclusa, che aveva un ottimo rapporto qualità/prezzo (circa 140 Euro a notte con prenotazione anticipata di almeno 7 giorni). Dall’aeroporto (la guida qui è a destra) al centro, dove più o meno siamo noi, ci vogliono circa 30 minuti, c’è anche il treno navetta ma Johannesburg è anche tristemente famosa per essere tra le città con più alto tasso di criminalità al mondo, un italiano con noi in fiera qualche anno fa è stato aggredito in pieno giorno, era però a Downtown dove per i turisti è certamente meglio non andare. L’hotel è bello, nuovo e mi danno una camera superiore con vista piscina. C’è anche piscina (piccola e non riscaldata), la palestra, un ristorante, un bar alla moda, l’unica cosa che manca è la connessione internet gratuita. Giusto il tempo di lasciare le valigie in camera e andiamo alla fiera per sistemare lo stand. Per raggiungerla organizziamo un pullmino con l’hotel che ci costa una fortuna, ma essendo diversi italiani lo ammortizziamo. Dall’albergo alla fiera ci vogliono circa 20 minuti, si arriva ai margini di Soweto, la township fondata appositamente per ospitare i sudafricani neri (il suo nome deriva da Southern West Township) e divenuta successivamente simbolo del movimento anti-apartheid. Dai cancelli della fiera si vede anche lo stadio che ha ospitato la finale dei Mondiali di calcio. Mangiamo un panino e aspettiamo. Aspettiamo che ci portino l’arredo ordinato, ma i tempi dell’Africa sono lenti, molto lenti. Sollecitiamo, ci arrabbiamo, fermiamo ogni addetto possibile, nulla, alle cinque e mezza siamo esausti di aspettare e ce ne andiamo sperando che nella notte completino l’allestimento. Il clima è splendido, qui è fine estate ma si sta benissimo. Il cielo è sereno e dà l’impressione di essere infinito e più grande di quello che si vede dall’Italia. Usciamo a mangiare qualcosa nel vicino The Zone Rosebank, un centro commerciale che confina con un altro centro il The Mall vicino all’Holiday Inn, Hyatt e al The Grace Hotel. Alle otto pensiamo ci sia gente, ma stavano finendo ed alle dieci si chiude tutto, ci sediamo al primo ristorante che ci ispira che se non ricordo male era l’Ocean Basket dove abbiamo mangiato degli ottimi gamberi ed abbiamo pagato sui 15 Euro. Ci accorgiamo presto che per il cibo qui si spende davvero poco (rispetto all’Italia ovviamente). Torniamo in 5 minuti in hotel verso le 10 accelerando il passo per le vie buie intorno al centro. Il giorno dopo inizia la fiera e siamo impegnati tutto il giorno la sera a cena andiamo al Butcher Block, il ristorante di carne dell’albergo, dove abbiamo mangiato un ottimo filetto e goduto (per errore) dello sconto del 20% destinato alle compagnie aeree che numerose alloggiano in questo hotel (Air France, Singapore Airlines e Jet Airways in particolare), così paghiamo 10 Euro (84 Rand)! Chiudiamo la serata al Circle Bar, un bar nella hall dell’hotel. Piano piano familiarizziamo con la città e prendiamo fiducia e la terza e quarta sera andiamo a Melrose Arch, un’altra zona turistica dove ci sono ristoranti e negozi. La prima sera andiamo ancora all’Ocean Basket a mangiare pesce (320 Rand) e quella successiva al The Meat Company a mangiare carne (230 Rand). Nella stessa suggestiva piazzetta si trova anche il Moyo, turistico ristorante africano famoso perché dipingono la faccia degli ospiti durante la cena. Dopo cena andiamo in un locale a bere qualcosa, la cosa curiosa è che il giovedì sono principalmente di colore e la musica più da discoteca e si balla ed il venerdì invece sono tutti bianchi e la musica diversa. Sembra che qui non piaccia ancora mischiarsi troppo. L’ultima sera, il sabato, andiamo al The Bull Run vicino all’hotel Balalaika dove si mangia prevalentemente carne (200 Rand). Anche qui si mangia bene. E’ domenica e stasera abbiamo il volo, la mattina abbiamo un po’ di tempo libero e facciamo un giro al centro commerciale dove la domenica mattina oltre al African Craft Market dove ci sono tutti i prodotti artigianali locali, c’è un mercatino con bigiotteria, cornici, quadri, saponi e mille altre cose davvero enorme ed interessante. Da turista Johannesburg ha davvero poco da offrire a parte qualche centro commerciale, il tour di Soweto e Mandela Square, bisogna forse uscire dalla città verso i Parchi Nazionali. Mi compro una maglietta e a pranzo mangiamo qualcosa in un bar sorseggiando una Castle, birra locale molto buona. Abbiamo il tempo anche di andare un po’ in piscina avendo tenuto la camera fino alle 17 per fare tutto con calma, tanto l’extra time è costato solo 30 Euro (350 Rand). Nessun bagno perché l’acqua è gelida, ma almeno prendiamo il sole! Check-out e via in aeroporto. Sfortunatamente nessun finestrino libero, così la prima volta sull’Airbus A380, il bestione a due piani con file 3+4+3 in stile sardina passa senza troppo entusiasmo. L’aereo è nuovissimo, il sistema di intrattenimento molto buono, ma si sta stretti ed il cibo è da dimenticare. Atterriamo dopo un volo tranquillo a Francoforte alle 5 e 25 e via a prendere alle 7 e 40 il volo per Milano dopo i soliti interminabili controlli tedeschi. Anche l’ultimo volo passa tranquillo e si arriva finalmente a destinazione.

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