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Pubblicato da Claudio | 28/12/2013 09/01/2014 | 786

Il Mio Marocco

Località visitate:

Casablanca (Marocco), Fes (Marocco), Kenitra (Marocco), Khemisset (Marocco), Meknès (Marocco), Rabat (Marocco)


Mezzi di trasporto:


Racconto del viaggio

Il Marocco è stato una scoperta e si è presentato con mille sfumature e quindi prima di scoprire le sue ricchezze storiche vediamo alcuni aspetti importanti e non trascurabili per organizzare un viaggio in questo splendido paese.
Visitarlo in Gennaio fornisce un indubbio vantaggio legato al clima che è mite con le temperature che si abbassano solo in serata. Penso che il periodo migliore per visitarlo sia fino alla primavera perché poi in estate le temperature si alzano inesorabilmente sopra i 30 gradi. Guidare in Marocco non è impossibile. Ero inizialmente molto preoccupato dalla guida nei paesi arabi in generale, in quanto, dai precedenti viaggi, mi ero fatto un'idea ben precisa della disinvoltura alla guida in questi paesi che in certi casi è espressione di abilità non comuni per gli occidentali. Astenersi quindi i timorosi perché qui non si possono avere esitazioni e bisogna buttarsi. La macchina deve essere sempre in movimento, pedoni e precedenze sono l'ultimo dei vostri pensieri e non offendetevi se appena scatta il verde (o un secondo prima) vi suonano. Per guidare é sufficiente la patente italiana, le strade sono buone salvo un po' di buche qua e lá sulle strade secondarie. Le autostrade sono a pagamento e a due o tre corsie e il limite massimo sono i 120 km/h. Attenzione invece ai frequenti controlli della polizia che fa veri e propri posti di blocco e ai frequenti appostamenti di autovelox mobili. Tutte le indicazioni sono in arabo e in francese, difficile invece se siete soli e dovete farvi spiegare un posto in città qui la cosa si complica notevolmente. Altro aspetto fondamentale è il cibo. Noterete lungo le strade che si vendono prodotti freschi ovunque dalle verdure alla frutta (nel periodo del viaggio principalmente mandarini), così come nei mercati che si tengono nelle piccole e grandi città. Non abbiate timori di sorta, i prezzi sono ottimi e i prodotti arrivano direttamente dal contadino, se non è lui stesso che li vende. In Marocco non ci sono orari e se avete fame qualsiasi ora è buona per mangiare qualcosa, dalla mattina fino a sera inoltrata. I ristoranti abbondano, ma per strada e nei negozietti si possono assaporare cibi ottimi a prezzi ridicoli. Non potrò dimenticare il panino di carne mangiato al souk di Fès o il pesce al porto di Kenitra. In quest’ultimo caso i pescatori offrono i loro prodotti appena pescati e nel locale accanto (spartano e all’aperto) si cucina alla brace e si frigge quello appena acquistato. E allora gamberoni, gamberetti, branzini alla brace e calamari fritti accompagnati da melanzane fritte o pomodori freschi e cipolla e ovviamente un bel pane fresco. Memorabile. Da provare assolutamente sono anche i dolcetti al miele e immancabile il tè verde. Altra esperienza da provare è l’hammam. Andare in un hammam locale è un’esperienza assolutamente da provare, ci sono quelli turistici nelle città o quelli lussuosi degli alberghi, ma niente vale come condividere un’esperienza che in Marocco è normalità e almeno una volta a settimana è normalità andare all’hammam. A Khemisset penso non siano visti molti occidentali e dimenticate che qualcuno vi capisca in italiano, inglese o francese. Qui o arabo o bisogna farsi capire. Iniziamo dalle basi: uomini e donne separati. All’hammam bisogna andarci organizzati meglio con il proprio telo, il proprio sgabello per sederci, il proprio guanto per strofinarsi e il proprio secchio. Dopo un primo attimo di smarrimento mi spoglio (tenendo il costume) e seguo il mio uomo, con circa 5 Euro si ha la persona dedicata che ti guida e letteralmente ti lava. L’ambiente è fuori dal tempo, ci sono stanze con colori differenti, scegliamo quella più calda. Si inizia rilassandosi direttamente sul pavimento caldo, ci si sdrai e ci si gode il tepore della stanza, poi inizia la pulizia. Si riempiono i secchi con acqua calda, poi il mio uomo inizia a insaponarmi con il sapone nero, mi sciacqua a secchiate e poi via di scrub. Strofina, strofina e la pelle se ne va strato dopo strato. Non ci sono angoli dimenticati, gambe, braccia, petto, schiena, piedi, orecchie…nulla viene risparmiato! Finito lo scrub si passa alla pulizia normale con il doccia schiuma e shampoo, poi dieci minuti di relax per recuperare il frastornamento dell’operazione che alla fine lascia lisci e leggeri. La sensazione all’uscita è piacevole, ma sembra di aver fatto un tuffo nel passato. L’esperienza è unica e da fare.
In questi giorni in giro per il Marocco ho avuto la possibilità la visitare diverse città scoprendo un paese davvero speciale. Partiamo il giro con la capitale Rabat, una metropoli di quasi due milioni di persone ancora a misura d’uomo al contrario della caotica Casablanca. A Rabat moderno e antico si confondono, da una parte gli edifici governativi e le nuove costruzioni e dall’altro i souk secolari, i bastioni e i siti storici. Imperdibile nella visita della città abbiamo la Torre di Hassan e il Mausoleo di Mohamed V. Entrambi si trovano nel complesso della Moschea di Hassan, la prima è un minareto decorato di una moschea che non fu mai completata ed è alta 44 metri. Il secondo è una struttura grandiosa che ospita il sarcofago di onice bianca dove giace Mohamed V, primo re dello stato moderno del Marocco deceduto nel 1961. Sempre in questo sito si trovano 200 suggestive colonne raccolte intorno alla torre che rappresentano ciò che resta della costruzione della mosche mai completata di Mansour, che doveva essere la più grande al mondo nei progetti del sultano Yacoub el Mansour. Qui ogni mattina da non perdere il cambio della guardia. Altra tappa della visita della città è la Kasbah Oudaïa con i suoi imponenti bastioni color miele e le torri di guardia. Siamo nella zona settentrionale della città che si affaccia sull’Oceano e particolarità è che non è una semplice fortezza, ma una vera cittadella fortificata a cui accediamo tramite Bâb Oudaïa, un’imponente porta color ocra costruita nel XII secolo. C’è poi da perdersi nelle strette vie all’interno delle mura, se potete visitate la mattina presto o al tramonto, quando gli intonaci di calce bianchi e azzurri offrono lo spettacolo migliore. All’interno della kasbah anche gli splendidi Giardini Andalusi disegnati in stile moresco che sono un luogo di rifugio tranquillo dal traffico cittadino che si trova all’esterno. Infine entrando dalla porta Bab el Had si accede al mercato (Marché Central) e quindi alla Medina sicuramente una delle più moderne del paese.
Da non perdere verso l’interno la città di Meknés. Sulla strada si incontra prima il piccolo paese di Khemisset dove il martedì mattina si organizza un mercato locale che attira persone da tutta la zona. Una visita è d’obbligo se avete la fortuna di passare nel giorno giusto, qui c’è un po’ di tutto in vendita da frutta e verdura, agli animali, passando per sementi, pentolame e abbigliamento. Occhio al portafoglio, ma una colazione sotto la tenda a mangiare frittelle giganti fatte al momento e tè caldo non ha prezzo. Tornando a Meknés parliamo della “Versailles del Marocco”, una splendida città fondata nel X secolo da una tribù berbera, che è stata città imperiale e oggi è patrimonio dell’Umanità UNESCO. Cuore della visita sono Place el Hedime e Bâb Mansour. L’enorme piazza pubblica di el Hedime ricorda quella molto più turistica di Marrakech, fu realizzata dal Moulay Ismail e al tempo era piazza e magazzino. Qui dal pomeriggio in poi si possono trovare incantatori di serpenti, mangiafuoco, giocolieri e cantastorie. Si tratta di intrattenimenti molto popolari per il Marocco e per il turista è possibile scattare qualche foto ricordo per pochi dirham. Al limitare della piazza c’è Bâb Mansour una delle più belle porte decorate del Marocco, con una porta di legno di 15 metri di altezza. Da visitare poi il Mausoleo du Moulay Ismail, il costruttore più prolifico di Meknés e scattare un po’ di foto alle inconfondibili piastrelle color acquamarina del minareto della Grande Moschea (aperta solo ai musulmani). Per poterlo fare dovete accedere ad un piccolo edificio storico, la Medersa Bou Inania, che una volta ospitava una vivace comunità di studenti. Sul tetto potete godere di una bella vista della città e della mosche. Potete personalmente evitare la visita al Royal Golf Club e l’Heri el Souani che era un deposito/granaio oggi in disuso.
Proseguendo si arriva nell’altra città imperiale di Fès, la più antica città islamica del Marocco e la terza più grande del Paese, un museo a cielo aperto con i sui 1200 anni di cultura e architettura ispano-araba. Fès è stata capitale del Marocco nel 809 e qui ha vissuto la famiglia reale e lo è stata per il periodo più lungo (più di Rabat, Meknés e Marrakech). La parte migliore della città, a mio avviso, è la Medina, la città vecchia murata di Fès el Bali. L’ingresso è attraverso le quattro porte (bâb) principali di Bâb Boujeloud, Bâb Guissa, Bâb Jdid e Bâb Ftouh. Qui è facile perdersi e forse un buon consiglio è prendere una guida locale che non costa molto e vi aiuta ad orientarvi. Oltre che essere immersi in un’atmosfera surreale e inebriati da mille profusi di spezie e cibi, nella medina si trova anche il Quartiere dei Conciatori (le concerie di Chouwara) dove potete godere dello spettacolo delle pelli stese ad asciugare al sole (l’odore è però forte). Da non perdere nel giro della città la Medersa Bou Inania decorata di piastrelle verdi e Palais Jamaï di architettura andalusa. C’è infine il Palazzo reale Dar el Makhzen, chiuso al pubblico perché ancora in uso dal re, con le sue porte di bronzo dorato, gli archi scolpiti e le colonne di marmo.
Infine Casablanca, la prima città del Marocco per grandezza e numero di abitanti (quasi 4 milioni), capitale economica e industriale, simbolo dello sviluppo e della modernità assomiglia ad una grande metropoli europea, con tutti i problemi che ne derivano. Casablanca, pur avendo una storia che risale al X secolo A.C., ha poco a che vedere con le antiche città imperiali del Marocco. Personalmente non mi ha fatto una grande impressione, le strade sono congestionate e da vedere non c’è molto. Che merita è assolutamente la Moschea di Hassan II. La moschea è sicuramente l’attrazione architettonica più conosciuta e rappresentativa di Casablanca: è una delle più grandi al mondo e la più grande del Marocco e il suo minareto è il più alto del mondo. La sua costruzione è relativamente recente ed è una delle principali fra quelle aperte anche ai non musulmani. I suoi interni sono bellissimi e vi sono portici e giochi d’acqua, un grande hammam sotto di essa (però non utilizzato) e il tetto che si apre verso il cielo. Davvero da vedere. Vale una visita anche la Vecchia Medina (Ancienne Medina) la zona centrale della città che è un insieme di vie intricate e tortuose, circondate da mura del XVI secolo. Qui è piacevole passeggiare tra i negozi e fare uno spuntino. Evitate invece la cattedrale del Sacro Cuore di Casablanca, chiusa e sconsacrata, fu costruita nel 1930 per ospitare 40mila fedeli, l’edificio bianco è in stile Art Déco tipico dell’Europa, bello ma un po’ in decadenza. La cattedrale è circondata da un grande giardino pubblico, il Parco della Lega Araba, tranquillo per riprendere fiato.
Un viaggio meraviglioso in una terra tutta da scoprire e vivere e che molto può insegnare.



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